martedì 29 gennaio 2008

ADDIO

Poichè mi piace essere melodrammatica e leggermente autodistruttiva volevo far esplodere questo blog, farlo scomparire e trasferirlo senza lasciare traccia.
Invece visto che anche i sogni di fuga devono fare i conti con la realtà e con la socialità che ci circonda anche nel mondo virtuale e visto che questo è uno dei pensieri più tristi e senza futuro che abbia fatto durante le ultime settimane e visto che la parola del mese (non per mia scelta) è andirivieni, il blog si trasferisce e lo comunica a tutti quelli che leggono.
L'indirizzo più o meno è lo stesso e il trasloco è dettato soltanto da problemi tecnici riscontrati nel palazzo che ci ospita.
A rivederci da un'altra parte.
ciao

http://sparirequi.splinder.com

venerdì 18 gennaio 2008

La vita che vorrei

Piacere a tutti, mi chiamo Lauren Hynde, ho ventisei anni , una laurea 3+2 in Dams Teatro, sono credente, attualmente lavoro con l'ETI in giro per l'Italia sul fronte della formazione dello spettatore , un fidanzato a Parigi che vedo un paio di volte al mese ma che non cambierei mai per uno qualsiasi diverso da lui che magari abitasse nella casa accanto, cinque amiche molto speciali e alcuni amici maschi molto pazienti, una passione per il mare, un cane, un gatto e una casa poco sopra Firenze, niente di che, tre stanze e un piccolo giardino dove coltivo cannabis come se piovesse, una madre attiva solare e 60enne, un padre iracondo goloso e 'mortangueriero' 77enne, ma che godono di ottima salute.
ma che godono di ottima salute.
ma che godono di ottima salute.
ma che godono di ottima salute.
ma che - ripeto - godono di ottima salute.
...............................

Mia nonna diceva spesso che i mali non vengono mai a caso, che Nostro Signore non ci da mai dolori troppo grandi per le nostre mani .
Ognuno in sintesi secondo lei attraverserebbe determinate vicissitudini perché ha in sé la forza sufficiente a sopportarli.
Ecco perchè sono atea, ora lo so.
Tutto un problema di divergenza di punti di vista tra me e l'Onnipotente circa le dimensioni dei miei lillipuziani palmi .

lunedì 14 gennaio 2008

Sittin' in the mornin' sun

A. è partito e non sono andata nemmeno all'aeroporto a salutarlo, solo il giorno prima ho preteso di restare incastrata in un abbraccio durato quattro o cinque vite, di quelli che ne avrai abbastanza per così tanto tempo che non ti senti in diritto di chiederne altri.
Quando era partito Clay la mia vita era cambiata, per questioni pratiche perchè se vivi con uno che da un giorno all'altro cambia nazione forse hai un pò di problemi tecnici da risolvere.
Ora, un anno e mezzo dopo, i problemi tecnici non ci sono ma il senso di vuoto è lo stesso.
Non so se augurarmi che A. torni, come del resto non è tornato Clay, consapevole che non sarà più la stessa persona ma una persona diversa con cui dover costruire un nuovo rapporto perchè nel frattempo, nel solo tempo del viaggio verso un paese agli antipodi, sarà già cambiato.
Ho pensato che se mi metto a testa in giù e lui fa lo stesso magari ci possiamo toccare.

mercoledì 2 gennaio 2008

LA DISFATTA

sottotitolo
Ho disfat-t-o la valigia.

Ho dormito così bene sul treno che quasi potrei anche non dormire per tre giorni.
Ho già iniziato a contare i giorni, e tra un po’ lo farò anche con le ore, che mancano al mio ritorno nel magico mondo dei grandi.
Ho pensato di aprire un myspace personale perché in questi ultimi tempi (gli ultimi 25 anni) mi sento un po’ disinserita e arida nei rapporti sociali con il genere umano della mia età e allora magari mi poteva aiutare ma poi non sapevo cosa scrivere tra film e musica e libri preferiti e status e orientamento e segno zodiacale che mi sono confusa e l'ho trovato un po’ invasivo. E poi quali colori? Quali amici? Quali foto?
Dovrei poi parlare con della gente, rispondere, comunicare, partecipare, condividere, sembrare sempre intelligente e giovane, esprimere opinioni e orrore.
La mia memoria fa sempre più schifo e continuo a pensare che è iniziato per me un processo inesorabile. Non ho la meningite e il mio dottore all'ennesima richiesta di test medici per verificare se ho malattie ha detto che sarebbe bene tornassi da quell'altro dottore.
Anche mia madre l'ha detto.
Mio padre ha detto: non farmi parlare.
E ciò non vale più di mille parole come si augura lui.
Della gente si è arrabbiata perché "cazzo, sei stronza non mi hai mandato nemmeno il messaggino per capodanno".
A parte che detesto chi usa diminutivi ovunque e per il resto "sì che te l'ho mandato il mess di capodanno solo che mi sa che la rete era intasata e magari non ti è arrivato e magari ti arriva tra due giorni e magari ti è arrivato e non l'hai visto in mezzo a tutti gli altri, controlla perché mi sa che hai sbagliato tu, perché se non ricordo male te l'ho mandato, però in questi ultimi tempi ho poca memoria e forse sai che potrei anche avere qualche malattia e boh chi lo sa, se ti arriva mi fai sapere."
Per darmi un tono ho deciso di leggere in treno mentre mr "leggo il libro sulle religioni orientali, tu? ah il romanzo d'autore che belle soddisfazioni", mi si sdraiava contro, perché lo spazio è di tutti cos'è questa monarchia?
Ho provato a mandare un messaggio a mia madre per ben due volte, non sapendo cosa dirle ho chiuso il telefono sbuffando e l'appassionato di religioni orientali "guarda come è alto il mio tomo" mi ha sorriso. In un primo momento mi sembrava un sorriso poi rigirandomi sul passato appena trascorso con più attenzione e rivivendo la scena nella mia testa ho pensato che assomigliasse di più ad un ghigno, così mi sono girata scostando la mia gamba dalla sua perchè mi sembrava troppo invasivo, non come myspace ma un po’, e ho dormito.

Io non ho niente da dire a mia madre su questa vita che mi attraversa e tutto ciò è oltremodo terrificante.

Quando parlo di una persona che dovrei sentire vicino e dopo soli 30 secondi mi sembra di parlare di una persona che non conosco o che non esiste mi soffermo a pensare. Guarda quanto sei indifferente, come ti scivola tutto addosso, come sei senza cuore.
Fossi almeno egoista, invece indifferente come non frenare se ti schianti come chiudere gli occhi o tenerli aperti fa un po’ lo stesso.



. pensieri didascalici.

JET SET DEI POVERI: Gruppo di persone dedite a una forma cronica di vagabondaggio turistico a spese di una stabilità lavorativa a lungo termine e di una fissa dimora. I soggetti in questione sono inclini a intrattenere relazioni telefoniche senza futuro ed estremamente costose con persone di nome Serge o Ilyana. Ai party discutono prevalentemente di tariffe aeree agevolate.

Serge è ovviamente un sinonimo.

Comunicazione di servizio: poi jamie come d'accordo lo fai tu l'ultimo post prima del trasferimento.

lunedì 24 dicembre 2007

BN

Facciamoci prendere dai buoni sentimenti e dallo spirito natalizio, dai regali che non si ha voglia di fare ma che si deve, dai bigliettini strappalacrime in cui "sei e sarai per sempre la mia migliore amica, anche se ora non ci parliamo", dalle cose che mai avresti voluto ricevere perchè non ti rappresentano minimamente, dalle cene e dai pranzi pieni di parenti che gridano e mangiano come se non dovessero mangiare per un anno intero, dalle mail collettive di auguri piene di nulla che intasano il vuoto, dalla messa di mezzanotte e il presepe vivente con il bambino appena nato che avrà circa tre anni, dalle zie vecchie e sole che non vedi mai ma è natale fai a fargli un saluto, dai film natalizi che non lo ammetteresti mai ma ti piacciono tantissimo e dalle canzoncine che vorresti essere lì anche tu a cantarle e avere ancora sei anni.



ps: a breve la versione di senzy nella nostra radio di quel gran pezzo che è Last Christmas, per me tormentone dell'anno scorso anche se sono sempre felice di risentirlo.

domenica 16 dicembre 2007

I NOSTRI GENITORI AVEVANO DI PIU'

La questione regali di natale mi stressa parecchio.
Ho appena perso un'asta su ebay con un tizio di San Francisco per comprare una macchina fotografica stravecchia e con l’esposimetro rotto che si trova a Honolulu da regalare a mio padre.
Era stata la sua seconda macchina, roba di due ere fa praticamente e poi l'aveva rivenduta per comprarsi la sua terza macchina che poi aveva tenuto perchè gli era talmente dispiaciuto disfarsi della prima e della seconda che non gli sembrava gisuto.
Ora per colpa di Frank, minchione di San Fancisco, niente macchina fotografica via posta aerea dalle Hawaii.
Detesto ebay, l'acquisto impersonale via internet, la logica dell'asta che mi ha tenuta al computer per tre ore per cercare di vincere un oggetto che si trova dall'altra parte del mondo contro uno lontano migliaia di chilometri.
Ma non ho veramente tempo di andare in giro per chissà quali rivenditori e negozi e bancarelle e chissà quant'altro per trovare questa maledetta macchina fotografica.
Così mi sa tanto che ci dovrò rinunciare.

Sono andata dal mio tecnico del computer di fiducia. Gli ho riportato il portatile da sistemare, ormai è morto, fatica ad accendersi, non si vede la barra di stato sotto, si spegne due volte su tre.
Lui mi ha guardato perplesso e mi ha detto: - non ne hai appena comprato uno nuovo?
- Sì ma voglio di nuovo questo.
Sempre più perplesso ha detto: - ma perchè scusa non ti trovi bene con l'altro?
- No, non riesco a farci un sacco di cose, è come se fosse ostile.
Devo ammettere che mentre dicevo la parola ostile credo si sia messo un pò paura, mi ha preso il portatile dalle mani e gli ha messo un adesivo sopra con il mio nome, dicendo: - boh, vedo quello che posso fare, ti chiamo tra un paio di giorni.
Detesto essere dipendente per certe cose da quell'oggetto, ma ormai è così ed effettivamente ammetto che su quello nuovo non riesco a scrivere nulla. E' un blocco psicologico inutile come tutte le malattie della mia ipocondria.
Per tutta la settimana sono stata malata di cuore, mi batteva forte e avevo un dolore al braccio perciò ho immaginato di poter svenire ovunque per non risvegliarmi mai più ma il mio dottore ha detto che non ho nulla e che sarebbe bene cominciassi a smettere.
E poi lo diceva anche il buon Max che c'è paranoia in giro con 2 discoteche e 106 farmacie.
Tutto il resto si è congelato con l'inverno.

Sono andata a vedere Paranoid Park e lo consiglio a tutti.
Aspetto con ansia di avere ancora un pò di tempo per andare a vedere l'ultimo film di Cronenberg che i multisala di provincia nemmeno mettono in programmazione, maledetti loro e tutti i film di Natale.

Mia madre mi ha detto che quando era piccola a Natale le regalavano una trottola di plastica che se la schiacciavi e la facevi girare suonava O sole mio. Poi dopo la befana la trottola spariva e veniva ripresentata l'anno dopo insieme ad un libro per bambini.
Ieri sono andata alla casa di mia nonna che è vuota e ormai è più di un anno che non ci vive nessuno e in camera di mia madre ho aperto un armadio con dentro un sacco di libri e la trottola che ha cantato per una volta sola in modo sinistro O sole mio per poi spegnersi per sempre.
I libri erano ammontonati sul fondo dell'armadio e puzzavano di naftlina misto a muffa che a volte è un pò l'odore di tutti gli anziani. Mia nonna adorava Carolina Invernizio e aveva tutti i suoi libri che chissà come mai aveva gettato sul fondo dell'armadio insieme a quelli di mia madre e di mia zia.
Quando sono uscita avevo una decina di libri nello zaino e una trottola di plastica in mano.

Comincio ad autoconvincermi che stare qui non sia per me.
E finchè me lo dicevano gli altri chi se ne frega. Ho passato 25 anni a pensare che chiunque esprimesse opinioni sul mio modo di stare al mondo non mi conoscesse e in fondo chi se ne frega sul serio di quello che dici.
Ora lo dico io a me stessa e mi sa che mi sto mettendo in un casino che non mi farà un gran piacere affrontare. Un senso di oppressione che faccio fatica a contrastare e che se sento un'altra persona rispondermi che mi ci devo solo abituare posso anche mettermi a gridargli in un orecchio così forte da rompergli un timpano.
Spero solo di non rimanere a piedi in questa città.
Magari mi succede una di quelle cose che mi cambiano la vita, magari vivo per sempre con quel senso di oppressione che mi intralcia la libera respirazione.

mercoledì 12 dicembre 2007

t's ok to grow up, just as long as you don't grow old, face it: you're young

Vado in motorino da quando mancavano ancora 8 giorni ai miei 14 anni, amo profondamente sfrecciare nel traffico tra i tubi di scarico che alitano smog e ragazzini e vecchiarelle che adorano rischiare la vita attraversando a casaccio e sono caduta non so quante volte prima di imparare a non farmi più male nel farlo, eppure ogni volta che risalgo su un due ruote dopo un periodo consistente, tipo i 4 mesi di stavolta, sono felice come una bimba sul cavallino a dondolo.

Vado all'università da troppi anni rispetto a quanti avrei dovuto impiegarne a terminare il mio corso di studi e laurearmi, e un po' per colpa mia , un po' per il Fato infame, la vita dello studente non l'ho quasi mai fatta, diciamo pure mai se escludiamo i primi due mesi de primi due anni di università. Oggi, secondo anno fuori corso di un corso di laurea che vale quanto la cartapesta, ho dato l'esame di cinema. Era uno scritto, domanda principale su avanguardie sovietiche e francesi, da Ejzenstein a Vigo passando per Vertov, Clair e Bunuel. E quella sensazione di leggerezza che senti appena consegni il foglio non era più una consuetudine da tempo, sono salita sulla vespa molto più leggera di quando l'avevo parcheggiata.

Infine, arrivata a casa alle 17 con il pranzo saltato , mia madre ha chiesto: "Mica la vuoi una tazza di ciobar?" ...così, proprio, come se le avanzasse una tazza di ciobar da qualche parte.
Ciobar, solo il nome, già solo quello, riempie la bocca. Che buono.
La classica cagata chimica cameo da cui dipendere, seconda solo ai Pan Goccioli, ma tanto prima o poi verrà fuori sai, che il Mulino Bianco ci mette la codeina o l'oppio o qualsiasi altra cosa che da dipendenza.

Oggi, con tre piccole gioie quotidiane, mi sono sentita felice di stare al mondo.
Ok , per la gioia di chi mi vuole incasellare a tutti i costi in una categoria che mi è estranea da sempre, c'è sicuramente il plusvalore che sabato vedrò bertrand.
Ricchi premi e cotillon per tutti, chi va in motorino, chi da esami all'università, chi beve ciobar, chi aspetta persone lontane chilometri.C’è un’ape che si posa/
su un bottone di rosa:/
lo succhia e se ne va.
Tutto sommato, la felicità/
è una piccola cosa.

Trilussa

sabato 8 dicembre 2007

NESSUNO PARLA DI NIENTE

Clay è tornato con un bagaglio pieno di lui, pieno della sua nuova vita.
Attendere in linea come dice il messaggio del suo ufficio, in inglese, in francese e poi in italiano.
Clay si trasferisce di nuovo, questa è la novità che tanto aspettavamo e mi sembra, alla luce delle supposizioni su cosa potesse essere, che non è nulla di sconvolgente.
Cosa cambia da Dublino a Londra?
A me nulla, a lui tutto.
Ed è questa la crepa scura del nostro nuovo rapporto, non girare più alla stessa velocità, non avere più cambiamenti significativi che riguardano entrambi.
Clay si alza dal tavolo e chiede un'altra birra mentre io lo guardo da dietro e di sfuggita osservo l'orologio pensando che devo andare a dormire presto.
Mi immagino su una macchina verso casa, un secondo piccolissimo in cui lui non c'è più e io non ne sento la mancanza e la macchina percorre quella crepa scura e si allontana da un margine all'altro senza che nessuno si faccia male, su una linea invisibile che è il tempo che scorre, come le lancette dell'orologio che sto guardando.
Il giorno dopo lui mi dice che devo andare assolutamente a trovarlo con uno slancio entusiastico innaturale.
- Non capisco come mai sei venuta una sola volta a Londra.
Mi chiede come mai io e Victor siamo in questa situazione, mi chiede se mai conoscerà la parte di vita che è trascorsa senza la sua presenza.
Gli rispondo: - certo, non c'è così tanto da dire.
Ma la voglia di raccontargli anche quelle piccole cose resta praticamente ancorata al concetto di nulla.
Quando entra in camera mia si sorprende per il colore delle pareti, per la foto nuova che ho appeso al muro e mi chiede se sono api e io rispondo: - no, sono ragni su una foglia bagnata.
Mi chiede dove sono tutti i quadri che c'erano prima.
Gli dico che se colori una parete perchè la devi coprire con altre cose?
E lui sospira come se non capisse quello che gli dico, come se non riuscisse a fare finta di non capire.
Perchè lui è forte, è coraggioso, perchè ha cambiato vita quando la sua non gli stava più bene e io sono rimasta immobile a prendere polvere come quei quadri appoggiati al muro che ora non ci sono più. Impilati sul pavimento di una cantina fredda senza nessuno a guardarli.
Quando si gira illuminato dal mio pallore mi chiede se sto bene .
- Sì, certo che sto bene.
C’è una specie di rumore che viene da fuori e Clay apre la finestra per vedere da dove viene. Quando esce sul balcone lo sento sospirare di nuovo, come se avesse qualcosa di grosso che gli comprime i polmoni, come se facesse fatica a respirare l’aria di una città che non è più sua.
Sollevo le spalle.
Esco e penso solo a salutarlo per l'ennesima volta.

venerdì 7 dicembre 2007

L'arte del ripensamento - a cura di Hans


"Non so se potrai mai perdonare la mia stronzaggine. Ma ho avuto dei problemi.
E un valido (?) motivo per saltare il concerto. Cmq ti scrivo presto. Un bacio."

Hans, dalle nebbie del ripensamento.
Dal 17 settembre non ci sentiamo più, e se ne esce così , come un fiorellino di campo.
Faccia come il culo, si chiama questa.
Non ho risposto.
Non ne ho proprio la forza, immagino.

lunedì 3 dicembre 2007

Tsujigiri

Quando sono rientrata da Parigi stavo male, diciamocelo. Ero avvilita, delusa e mi sentivo tradita nel peggiore dei sensi in cui si può intendere: ossia quando il tradimento non avrebbe ragione d'esistere , non esistendo a monte una relazione.
Il mio problema, da che sono al mondo, è sempre lo stesso.
L'accelerata in curva.
Sapere quando dovrei smettere di pestare il pedale, fermarmi l'attimo prima di finire fuori strada.
E sì che dovrei saperlo, sono anni che funziona così.
Invece no, ogni volta dentro fino al collo, e con tutte le scarpe , perchè nessuna storia è prescindibile, nessun amore - nel momento in cui lo vivo -vale meno di un altro, sono tutta istinto e dionisiaco. Con quel che , ahimè , ne consegue.
'La passione ha tutti i diritti, perchè va incontro a tutti i castighi', non ricordo chi lo dicesse, ma mi ha sempre trovata d'accordo.
Bertrand è un bugiardo, cara Lauren. Questo dato è emerso e non è possibile dimenticarlo. Posso però cercare di prendere quello che mi arriva per ora, da una storia improbabile sull'asse Firenze-Parigi, senza scene da isterica o pretese da fidanzatina. Non accontentandosi ,ma semplicemente godendosi cosa arriva, anche a fronte del fatto che ci siamo visti in totale due volte in croce.
Quello che mi stizzisce, dopo aver preso atto di tutte ste cose sopra, è stata la monogamia precipua e volontaria in cui sono strapiombata. Una monogamia di testa. La testa. Non il corpo. Io che ho sempre sostenuto che il tradimento fosse se non legittimato quanto meno preventivabile in una qualsivoglia relazione, mi ritrovo a evitare situazioni che mi potrebbero mettere alla prova in tal senso. Con il gusto per la sfida e per la seduzione che mi contraddistinguono, non è roba da poco.
E' praticamente un cambio di status.
Ultimamente ci pensa la cara Chloe a chiamarmi costantemente "fidanzatina" - non senza acidume made in miss Byrnes DOCG - ma per fortuna il mio atteggiamento mentale non è comunque quello.
Davanti a progetti a scadenza più lontana dei prossimi due mesi, ho paura, come ogni persona sana di mente e non completamente cotta di un'altra , dovrebbe avere.
Mi considero quindi ancora abbastanza al riparo dagli strali dell'ammmmmore e tiro un sospiro di sollievo al pensiero.
Saranno anni che lo aspetto, un amore di quelli lì, che ti si rimescola lo stomaco, che ti senti indistruttibile, che non ci credi neanche tu, che il resto del mondo faccia come vuole, io sto bene, anzi sto da dio. Eh.
Anni.
Credo quindi che un minimo sindacale di cautela davanti a un'avvisaglia di un certo peso come quella della monogamia mentale , sia da considerarsi saggezza, a prescindere dall'età.
Bertrand in questo senso mi spaventa, per lui tutto deve essere al massimo,senza mai mezzo pensiero alla conseguenza delle azioni, in un vortice edonistico che travolge lui e chi lo accompagna , stravolgendo tutto quel che di razionale può esser stato sino ad allora messo da parte. Quando sono scesa dall'aereo avevo ancora addosso quella sensazione leggera che somiglia tanto alla felicità, ma non è più felicità, proprio perchè abita l'attimo subito successivo alla sensazione provata. E ricordo distintamente di aver mandato un messaggio a Milano, alla signorina Elle , con la quale condivido questa malebenedetta natura, chiedendole come mai se mi sentivo quasi felice, già stavo chiedendomi cosa sarebbe potuto accadere di brutto , chiedendole se allora si può essere felici solo quando si è piccoli e non si possiede il famigerato "senno di poi". Forse sì. Forse la felicità per gli adulti sarà sempre una chimera.
Aspettiamo e vedremo, ormai ho deciso così, me la gioco lo stesso, ma meno a tuffo, meno da diver, meno acceleratore schiacciato a fondo, al massimo qualche danno alla carrozzeria: niente ferite però, ho promesso che non starò più male come la volta scorsa.
Mi sento carica come una molla, ho energia da rilasciare in dosi massicce, per fortuna in questo giorni sto lavorando nelle scuole medie con uno spettacolo mostra fotografica molto ben strutturato, e da qualche parte la incanalo. Altrimenti finirei come dice il mio amatissimo oroscoparo, a fare Tsujigiri , dal gergo dei samurai 'provare una spada nuova su un passante', falciando gente a destra e a manca.
Invece è tempo di indirizzare bene l'energia, di ottimizzare le risorse.
Mi sto rigenerando, immagino.


Ah, e questa qua sotto è la nuova maniera di Lauren Hynde di affrontare le curve:

venerdì 30 novembre 2007

PIET

Oggi mentre camminavo per andare al lavoro, un uomo camminava in mezzo alla strada.
All'inizio non lo avevo notato ma poi mi sono girata, ho allargato gli occhi ed ho detto: che cazzo fa quel coglione in mezzo alla strada?
Con le parolacce nell'esatta posizione in cui le ho scritte.
E un signore che mi passava accanto mi ha guardato con aria stranita come se volesse dire: dio, ragazzina, hai usato cazzo e coglione nella stessa frase?
L'uomo, aveva una giacca sporca, bucata e dei guanti che pendevano dalle mani, aveva delle braccia che sembravano lunghe mentri. E camminava dritto sulla striscia bianca che divide le corsie mentre macchine e motorini gli sfrecciavano accanto. Poi si è messo le mani con i guanti penzolanti sulle orecchie e sembrava stesse per sedersi sulla strada ma una macchina lo ha urtato. E lui è caduto. Per terra, sulla striscia bianca che lo stava portando chissà dove. E io non l'ho più visto, perchè le macchine lo coprivano e qualsiasi rumore era coperto dal suono dei clacson schiacciati di fretta e con forza dalla classe lavoratrice di questo paese. Inutile pressione per un inutile suono che riempe uno spazio già troppo occupato.
L'uomo si è alzato, stordito e chi lo aveva colpito non è nemmeno sceso dalla macchina ma ha aspettato il semaforo verde ed è ripartito verso la sua vita. Un altro uomo si è precipitato per aiutare quella persona persa senza la sua striscia bianca da seguire, accasciata a terra con lo sguardo rivolto al vuoto e lo ha fatto sedere sul marciapiede. Lui si è porato le mani lunghe sulle orecchie ed ha cominciato a muoverle avanti e indietro e poi si è rialzato di scatto ed è corso verso l'entrata della metropolitana ed è scappato per le scale.

Io, pietrificata, sull'altro lato della strada, ho pensato a cosa mi avesse trattenuto quando l'ho visto in mezzo alle macchine mentre un piede è andato in avanti per correre verso di lui e spingerlo via e invece sono rimasta immobile con un piede più pesante dell'altro. Ancorata su una strada che chissà quante ne ha viste di queste scene, di gente che va avanti o che non ce la fa a togliersi da quelle strisce bianche disegnate per tutti.
Una donna inginocchiata per terra aveva un cartello di cartone che diceva. 3 figli niente soldi niente casa.
Accanto la foto avvolta in un foglio di plastica.
Ha fatto un verso di disgusto mentre insieme assistevamo alla scena.

Quando sono entrata in ufficio la mia collega discuteva delle porte della sua nuova casa, ho pensato che fosse inutile come il suono di quelle macchine, ma più assordante, più penetrante, più sconvolgente.

martedì 27 novembre 2007

Umbrellas?

La fine di novembre, quindi .
Peccato, è un mese che mi piace moltissimo, e sinceramente temo di non essere ancora pronta al can can natalizio, che quest'anno, essendo in ristrettezze economiche più ristrette del solito, mi vedrà assistere alle compere altrui, più che altro.
Oggi in particolare è stata una giornata bellissima, cielo azzurro e aria che taglia la faccia.
Di quei giorni che ti mancano tantissimo le nuvole nere.
Le nuvole nere che portano pioggia, e noi lì con i nostro Paraply come ci insegna il buon Merdié. Umbrella, insomma.
Umbrella che, fatalità ha voluto, ha coverizzato persino la figlia sordomuta del vostro conoscente alla lontana , immagino.
Non è per smontare Chloe e il suo bambino svedese islandese o quant'altro, con quella lingua bella musicale in cui canta, ma davvero pare che questa canzone istighi qualsiasi artista a coverizzarla, con conseguenze non sempre positive
Qui sotto , di fila, tutte le versioni. Enjoy.
Poi faremo un sondaggio per dirci a vicenda quale ci piace di più, e non vale dire "L'ORIGINALE" solo perchè lei è una stragnoccona, intesi?
con ordine:
la gnoccona

quei cazzari dei milanesissimi vanilla sky [che vedrò in concerto venerdì, godetevi anche il video, sensazionale parodia della gnoccona]

un super pianista a nome David Sides

i My chemical Romance [gesù] in un loro live, al netto di ogni capacità reinterpretativa

tali Lillasyster [chi cazzo saranno?]

un certo John West, non sgradevolissima la sua versione very minimal

un'altra matta, tale Marié Digby, e lei non è divertente perchè ci crede da dio

nella categoria "Playback" mettiamo invece:
il transessuale Lil'Britney [nota di merito per l'infinita fedeltà ai passaggi del video originale

e perchè no, quella matta di Amanda Palmer & Friends [ sfacciatamente mimato tipo Rocky Horror]


Direi che manchiamo solo io, Chloe e Jamie accompagnate dall'ottima chitarra rosa dell'altrettanto ottimo Timothy Price. Van Patten se vuole può venire a fare il controcanto "ella ella ella eeee", e perchè no , Nikolaj a recensirci con uno di quei pezzi caustici stroncando sul nascere la nostra luminosa carriera nella società dello spettacolo.
Fateci un pensierino.

sabato 24 novembre 2007

PARAPLY

I suoi occhi sembrano acqua profonda scura quando mi chiede ancora perchè non mi interessa.
Perchè sono egoista.
Quando appoggio la fronte al palmo della mano e guardo da un'altra parte, verso l'acqua che cade dal cielo mentre è buio.
Al lavoro le mie colleghe mi hanno preso come quella a cui si può far fare tutto in poco tempo. Tanto non mi lamento, tanto non dico nulla.
Facciamolo fare a lei che noi non abbiamo voglia.
Quando sono arrivata in ufficio la prima volta ero contenta, anche adesso lo sono ma lavorare con quattro ragazze è veramente difficile. Già nella vita privata non ci so stare, doverci stare per nove ore al giorno e doverle ascoltare, dover guardare i loro atteggiamenti da ragazzine con il potere è veramente snervante. Per ora faccio finta di trovarmi bene, non le conosco come loro non conoscono me ma spero che arrivi qualche ragazzo con cui parlare e che non stia tutta la pausa pranzo a parlare male della collega che non c'è mai o di come scegliere le porte per la nuova casa o del pranzo con i genitori del fidanzato.
Clay forse torna il 6 dicembre e siamo tutti contenti. Dice che deve dirci una grande novità e di questo siamo tutti meno contenti. Io ho paura di sapere cosa sia.
Il mio corrispettivo commercialista A. se ne va in Australia il 15 gennaio a raccogliere meloni con la ragazza che ha conosciuto quest'estate in Grecia.
A me dispiace tantissimo e sembra che prima o poi tutti vogliano partire per il posto più lontano possibile mentre io resto qui a gestire inutili problemi.
Già mi vedo piangente in aeroporto mentre lo saluto e penso che non tornerà mai uguale.
Lauren mi distrugge con una sola parola e forse visto che non so stare in un ufficio con quattro donne me ne andrò a vivere nella campagna toscana a scrivere storie gay.
E immagino che saremmo tutti più contenti.

La domanda è: piove anche in Australia?

sabato 17 novembre 2007

ON AIR

In metropolitana mentre tornavo a casa ho visto il mio riflesso nel vetro lurido di fronte a me.
La faccia bianca in contrasto con il nero del cappotto che arrivava fino al collo e le labbra rosse e gonfie per il freddo.
Mi sono osservata intensamente per più di 10 minuti senza riuscire a togliere lo sguardo da quel viso che dopo un pò non mi sembrava più nemmeno il mio.
Perchè sono diversa da prima ed essendo stata la stessa persona per una vita era come se mi stessi guardando per la prima volta.
Se mai nel mio futuro ci dovesse essere un momento in cui potrò dire di aver percepito un cambiamento probabilmente sarebbero quei dieci minuti in metropolitana.

Ho rivisto Victor di mia iniziativa e lo so che a farsi del male non si smette mai.
Però per la prima volta ho avuto la sensazione di poter controllare in qualche modo la nostra relazione, il nostro modo di stare insieme che ora non esisterà più. E' stata una volta su mille ma a me basta e per questo è finita, sul serio.
Stanotte ho dormito 10 ore come mai mi era successo.

Mi piace un ragazzo che vedo tutti i giorni alle 9 al semaforo. Lui cammina, io cammino, io non posso fare a meno di guardare i suoi occhiali meravigliosi. Ma lui guarda sempre in basso. Si accettano suggerimenti per intercettarlo in qualsiasi modo e anche se questa è la casa della maestra degli sguardi Lauren se non mi guarda come faccio a guardalo?

Non trovate che l'ultima parte di Lucky dei Radiohead sia meravigliosa?

martedì 13 novembre 2007

Lauren was a diver and she was always down

Ieri sera ho visto gli Interpol. Che dire. Che Dave Gahan coi suoi 40 passati ha una carica erotica e un'educazione senza pari, confrontato a sti pivelli che si sentono tanto bei tenebrosi con i capelli sulla faccia e la sigaretta in bocca.
Ma accendila in casa tua la sigaretta, stronzo. Non in faccia a me che ti ho dato [non io, Hans, ma è lo stesso] ben 30 euro per vederti fare due cose assieme, in un pietoso tentativo di farci credere che il fatto che sei artista prescinde il fatto che sei un uomo , e che in quanto tale sei geneticamente impossibilitato a coordinare due azioni simultanee. Io li odio, questi ultimi arrivati che si sentono divi. Ridimensionarsi, per citare qualcuno poco sotto.
Poi , beh, I in the threesome, ma anche Obstacle 1 e la mia prediletta e elaborata Pioneer to the falls, sono state davvero soddisfacenti. Messe a confronto, le canzoni di Our love to admire superano quelle di Antics come il primo giorno di maggio supera l'ultimo di dicembre.
Come dire wannabefranzferdinand versus wannabejoydivision.
Restano degli wannabies, ma vuoi mettere?
Nel frattempo ho capito qual è stato il problema del mio ultimo scazzo con Bertrand.
Quando sei abituata a ricevere poco, o comunque ad una prossemica uomo donna piuttosto chiara, dove certi gesti e certi pensieri sono dati per "appartenenti ad una sfera più alta" che non quella della natura del rapporto, può succedere che ricevere grosse quantità di questi gesti e pensieri, ti attraversi in due come un cavo d'acciaio attraverserebbe a un blocco di neve.
Senza rumore, senza apparente sanguinamento, ma tranciando via tutto, di netto.
Lui dubito volesse esprimere sentimenti più alti di una scanzonata felicità dovuta alla riuscita del tutto. Ma quando ti abitui alle cose belle, fai fatica a lasciarle andare. Almeno, io faccio fatica.
Per cui , sto faticando a ridimensionare [ma guarda, la parola del mese] , il nostro rapporto, se ne avremo effettivamente uno.
Non senza restarci male, ve lo garantisco.
ma succede.
intanto, Lauren dalle lacrime in tasca, ieri sera ha pianto sull'esecuzione della canzone che ha parafrasato per il post, mentre cantava:
Well, she was my catatonic sex toy, love-joy diver
She went down down down there into the sea,
Yeah she went down down down there, down there for me, right on
forse dovrei semplicemente finirla di essere una tuffatrice, come Stella.
ve la metto qua sotto a questo link.



Si je laissais la passion pénétrer dans mon corps,
la douleur viendrait rapidement à sa suite.
[come direbbe Houellebecq...pronuncia francese esatta: UELBECK. così anche voi, forse , smettete di fare le figure di merda che faccio io.]


POSTILLA FONDAMENTALE:

oggi è un anno che questo blog è aperto.
grazie alle altre due contributors, dentro e fuori da qui, ai nostri affezionati Price, Van Patten, Sean , Nikolaj, e non di meno ai silenti lettori- ovvio, quelli che non fanno danni mescolando reale e virtuale.
Grazie.

domenica 11 novembre 2007

ER AN OIS NEM ID IR

Mi sembra da poco tempo di essermi incasellata in una vita che non volevo. Ho sempre pensato che sarebbe stato stupido per me diventare un certo tipo di persona, senza troppe regole, completamente con un orecchio teso a ciò verso cui è spinta ogni giorno.
Ho sempre pensato che ascoltarmi troppo mi avrebbe portato di fronte a delle responsabilità che sapevo non avrei voluto prendere.
Ho sempre detto che sarei finita a lavorare in un ufficio otto ore seduta davanti all'inutilità postmoderna, l'ho sempre detto ma non l'ho mai pensato veramente.
Tutto in poco tempo come mai mi sarei aspettata ho perso la leggerezza di una vita. E' solo una sensazione che perderò nello stesso poco tempo in cui è arrivata.

"Lei ha talento?
Ha mai pensato di vederlo sciogliersi come ghiaccio nell'acqua bollente?
Ha mai provato la sensazione di non poter fare nulla, di lasciarlo sciogliersi perchè se solo provasse a toccare quel ghiaccio si scotterebbe la mano?
Ha mai provato a vedere i suoi desideri scivolare nell'acqua calda e scura?
E se lo ha fatto, come riesce a sopravvivere?"

Funziona la metafora?

Adoro ascoltare Ring of fire di Johnny Cash.
And it burns, burns, burns

I giorni grami, cieli azzurri senza mai una nuvola, un mare di azzurro giorno dopo giorno, e il sole che lo solca. I giorni dell'abbondanza...abbondanza di preoccupazioni, abbondanza di arance.

Adoro anche John Fante ma questo mi sembrava più chiaro.

venerdì 9 novembre 2007

N.B.: della privacy ai tempi di Internet

Annunciaziò, annunciaziò: a tutti i lettori "silenti" di questo blog
Di norma, carissimi, siete più che benvenuti, leggete pure silentemente, e se volete, altrettanto silentemente giudicate, non siete certo obbligati a lasciar traccia del vostro passaggio; invito tuttavia alcuni fra voi a farsi un esamino di coscienza e chiedersi se sia il caso di andare a riferire in giro - sbagliando, oltretutto - che la tal persona è oggetto del tal post, et facezie similari.
Questo blog è così pieno di nomi pseudonimi escamotage e quant'altro, che potreste facilmente cadere in errori di valutazione e creare inutili e spiacevolissimi diverbi, persino tra persone che a malapena si salutano, e sinceramente non è affatto simpatico essere additati da persone pressoché inesistenti nel proprio reale per colpe inesistenti da accusatori inesistenti, si ha... come dire?... l'impressione di essere di fronte ad un ennesimo inutile dispendio energetico.
A quanti di voi agiscono in questo modo, il caldo consiglio di lauren è di farla finita.
Non sottovalutate, ve ne prego, la diceria popolare che vuole una simile scelta collegata a doppio filo ad una prospettiva di vita ben più durevole rispetto alla media, se non erro si parla persino di un secolo.
Lettore avvisato, mezzo salvato, e quanto meno ,che sia bene informato.
Alle brutte, potremo sempre settarlo su privato e aprirlo solo a chi diciamo noi, ma mi sembra un provvedimento eccessivo , per il momento.
Grazie per la cortese attenzione.

giovedì 8 novembre 2007

Miami?


allora ve la devo presentare...
complice la cara Jamie, oggi ho fatto un blitz al canile e ho portato a casa la signorina che vedete qui sopra, di mesi sei, che risponde [ancora non per dir la verità, risponderà..] al nome di Miami?, come la canzone dei CCCP, sì, e che per gli amici sarà solo Mia.
Non che questo attenui alcun dolore. Ma il lutto di Matisse l'ho elaborato, sono pronta.
E amo i gatti, come nessun'altro animale al mondo.

martedì 6 novembre 2007

Bertrand, o della [ennesima] perdita delle illusioni.

Non sono nulla, non posso nulla, non perseguo nulla. Illuso, porto il mio essere con me. Non so di comprendere, né so se devo essere, niente essendo, ciò che sarò. A parte ciò, che è niente, un vacuo vento del sud, sotto il vasto azzurro cielo mi desta, rabbrividendo nel verde. Aver ragione, vincere, possedere l'amore marcisce sul morto tronco dell'illusione. Sognare è niente e non sapere è vano. Dormi nell'ombra, incerto cuore.


Ci sono cose che passano tra un uomo e una donna come fili invisibili, come fossimo l'uno il burattinaio dell'altro, come se un gesto iniziasse nell'uno e terminasse nell'altro.
Succede nel letto, con amanti eccezionali e/o d'eccezione, è una corrente di energia quasi naturale, è un piccolo miracolo anche se non gli sappiamo dare -vittime di questa sessuocrazia imperante nel contorno- il valore appropriato; ma è pura emozione quando succede con le parole, perché equivale a dire 'coi pensieri'.
Io e Bertrand ieri abbiamo pensato la medesima cosa, abbiamo pensato i versi di Pessoa qua sopra, e li abbiamo detti e poi ci siamo guardati stupiti per il sincrono del pensiero.
Stamattina pensavo a lui che mi saluta alla stazione e mi dice "Mais, ne pleur pas, ah!", al concerto di jazz [che solitamente io malsopporto] visto assieme, ai regali che non gli ho chiesto ma ho ricevuto, ai suoi artisti underground, alle volte che ha sorriso, alla mostra di Soutine che abbiamo visto insieme.
Poi sono tornata a casa, e ho fatto i conti con le sue bugie.
E' stato allora che è scomparso tutto, ed è rimasto solo quel quadro di Soutine, e la sensazione che la porta del paradiso mi sia sia richiusa nel culo prima che potessi metterci un piede.

Aver ragione, vincere, possedere l'amore marcisce sul morto tronco dell'illusione. Sognare è niente e non sapere è vano. Dormi nell'ombra, incerto cuore.
Già.

lunedì 5 novembre 2007

LIKE A COMPLETE UNKNOW

Ho cucinato.
Per Sean, perchè negli ultimi mesi abbiamo tentato di ucciderci silenziosamente e dovevamo in qualche modo festeggiare il fatto che non ci siamo riusciti e che nonostante tutto eravamo ancora lì, seduti sotto lo stesso tempo a mangiare lo stesso schifosissimo piatto.
Perchè ho bruciato le zucchine. Però quelle sopra non sembravano bruciate, allora le ho tolte dalla pentola e le ho messe nel piatto, pensando che solo quelle che erano ormai nere fossero bruciate. Invece la prima frase di Sean appena entrato in casa è stata: - che odore di bruciato.
E alla fine anche le zucchine che non sembravano bruciate sapevano di bruciato.
E visto che anche la pasta faceva abbastanza schifo perchè io non so mettere il sale nell'acqua, abbiamo chiamato l'egiziano per farci portare delle pizze. Che erano buone ma Sean ne ha rovesciata metà sul divano e poi non ha pulito come sempre.
Poi abbiamo guardato Crash di David Cronenberg e lo abbiamo trovato meraviglioso anche se io ho detto che era la prima volta che lo vedevo ma non era vero. Altrimenti Sean avrebbe passato tutto il tempo del film a chiedermi come finiva e cosa succedeva e io a rispondere in maniera maleducata.
Sean pensa che in questi mesi io non abbia avuto voglia di farlo entrare nella mia vita, che lo abbia consapevolmente escluso da una serie di cose e pensieri che prima facevamo insieme.
Io penso che sia vero. Ma che non sia consapevole.
Sean pensa che io e lui siamo amici solo per via di Clay e che all'inizio io abbia cercato di considerarlo come lui ma che non essendoci riuscita, abbia ripiegato sulla solitudine e sulla chiusura del nostro rapporto.
Sean pensa che è sbagliato cercare qualcuno che ti capisce sempre, perchè per la maggior parte delle volte e con la maggior parte delle persone, avrai sempre una comprensione imperfetta e spesso non è nemmeno così negativo.
E' inutile pensare che mandando un messaggio si possa ricevere solo una risposta corretta.
Tanto la comunicazione perfetta non esiste.
Sean pensa che io sia un persona complicata alla ricerca di una normalità che non mi appartiene e che difficilmente la troverò. Pensa che abbia sprecato un sacco di tempo a circondarmi di persone con cui ho rapporti superficiali e vuoti completamente inconsapevole del fatto che potrei piacere anche a me stessa.
Sean pensa che ascoltare per la quinta volta consecutiva Like A Rolling Stone sia un buon modo per trascorrere il tempo.
E anche io lo penso.
When you got nothing, you got nothing to lose

giovedì 1 novembre 2007

Cercasi disperatamente Jamie


Riemergo al volo dalla mia religiosa vigilia di partenza, che mi vede affastellare maglioni camicie scarpe et altre vestimenta e mescolarli ad aspettative angosce cattivi pensieri e sorrisi messi via per chi mi aspetta, solo per lanciare un appello alla terza disinserita sociale che fino a qualche post fa risultava essere anche contributor di questo blog.
Jamie, dove sei? Che fai? Perchè non scrivi?
E' terapeutico eh. E non dirmi che non hai bisogno di alcuna terapia, ti rido in faccia.
Confidando di trovare un post della Grande Assente al mio rientro, vi bacio tutti, da Chloe fino all'ultimo arrivato Van Patten.
State bene, sto via due minuti, praticamente.
l.

L'INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELLE FESTE COMANDATE

Scrivevo un anno fa sul mio vecchio blog morto, prima che esistesse questo:

"mercoledì, novembre 01, 2006

LA FESTA DI HALLOWEEN
Quanto le detesto le feste come queste. Giovani trentenni nell'uscita libera infrasettimanale che si divertono o si constringono a farlo. Perchè sei un perdente a stare a casa, a stare in silenzio per più di due minuti in mezzo alla gente, a non sbronzarti a dovere, a non fare il pirla per più di due minuti.
E insomma. Scema io che ci sono andata.
Però mi rendo conto sempre quei tre secondi prima che succeda il tutto di aver fatto la stronzata. Quando la macchina entra nel parcheggio del locale e un parcheggiatore con la torcia per l'occasione ti dice dove parcheggiare. E' quando vedo quella torcia che mi entra dritta in un occhio e ci comanda dove sistemare la macchina che mi rendo conto che era meglio se restavo a casa.
Una concentrazione di gente idiota che difficilmente ho trovato. La mia amica invece non concorda con me.
Non capisce quando mi soffermo all'entrata e le dico: Dammi tre secondi.
Lei dice: per cosa?
Non capisce che è una preparazione necessaria per superare tutti questi trentenni. Poi, è chiaro che nella serata abbia fatto finta anche io di divertirmi, di ridere alle loro idiote battute, ai loro sorrisi, agli sguardi e a tutto il resto.
E' Halloween, una delle feste più inutili del mondo, divertiamoci alla grande.
Penso al mio amico Ale che mentre sono qui mi chiama per dirmi che è ad una maratona di film splatter. Mi dice che è immerso in una visione apocalittica del mio corpo smembrato e con litri di sangue ovunque. Trovo l'immagine assolutamente adatta alla situazione e lo ringrazio per avermi regalato tre miseri secondi di redenzione.
Intanto i professionisti del divertimento, sorridono a tremila denti e continuano con i loro rituali.
Io vorrei tanto starmene in disparte e osservarli in silenzio ma non mi riesce. Vengo continuamente raggiunta da qualcuno che deve per forza e assolutamente parlare con me. Mi devono tutti raccontare la loro vita. Esternare il loro divertimento imposto.
Alle 2 per fortuna ritorniamo alla macchina.
Il parcheggiatore non c'è più.
Da appuntare su un agenda, se riuscissi ad averne una: ad Halloween 2007 hai la febbre."

Questa sera stessa scena. La differenza è nell'assenza del parcheggiatore, rimpiazzato da ben 25 minuti di giri a vuoto per cercare un parcheggio che non sia distante 2 km dal locale.
Giuro e prometto che l'anno prossimo sto a casa.
Avevo chiesto, con assoluta positività, al ragazzo di Tokyo di venire con me. E' venuto, ci siamo divertiti e dopo un pò lo vedo strusciarsi (come sono gentile nell'uso dei termini) con una tizia tutta trucco e pochi vestiti. Va bene, in fondo non ci dobbiamo niente, lo dico sempre anche io. Poi allora non ho capito perchè ha perso i successivi 30 minuti ad architettare scuse che non mi interessavano.
Come se avessi fatto una scenata o avessi mostrato più del dovuto interesse all'accaduto, come se sul serio mi dovesse delle spiegazioni. Come se quelle parole di scusa erano per me e non per lui.
Io la coscienza da bravo ragazzo non la lavo proprio a nessuno che faccia pace con il suo animo da ragazzo perfetto, che io non c'entro nulla.
Detto ciò, non ho sonno, non sono ubriaca e mi fanno male le orecchie. E bene non so a quale motivo sia imputabile.
Il mio strizza dice che se non dormo è meglio che non accendo il computer e soprattutto che non scrivo (bel consiglio del cazzo) così non mi concentro su niente e riesco a svuotare la testa per dormire.
Dormirò di pomeriggio per farlo incazzare per bene.

sabato 27 ottobre 2007

"E TUTTO IL RESTO E' INUTILE"

Leggo con attenzione Vanity Fair e mi imbatto in una piccola intervista a Guido Bagatta. Ho poco presente chi sia in realtà ma la foto con sorriso ammiccante me lo ricorda. Ricordo che ha pure quella voce fastidiosa da saccente un po’ borghese, che sembra che il tono vocale gli resti chiuso in gola.
Promuove il suo libro che si chiama La mia vita bassa, e dopo aver sottolineato che il titolo si riferisce ovviamente alla vita bassa dei jeans e non a niente altro all’ultima domanda, ha in programma un terzo libro?, il genio risponde nel seguente modo:
- Sì, intanto scriverò un giallo da ombrellone ma non so ancora se ispirarmi a Jessica Fletcher o ad American Psycho.
Non so quale parte di questa frase mi abbia infastidito di più sul momento. Se il fatto che non sappia a chi ispirarsi oppure perché la scelta cada tra Jessica Fletcher e le avventure di Mr Bateman, come se avessero qualcosa in comune.
Oppure perché per scrivere un giallo da ombrellone (definizione quanto mai disgustosa) abbia preso in cosiderazione proprio American Psycho.
Per il resto non si danno giudizi aprioristici sui libri che non si sono letti e tantomeno sugli scrittori che non si conoscono e magari Guido Bagatta è semplicemente un grande scrittore che ha detto una stronzata.
Cinquantenni che scrivono di quindicenni a parte, ho un nuovo lavoro da novembre. Meglio, perché le mie capacità matematiche e logiche per il precedente sembrano andare ad affievolirsi a poco a poco.
Ieri sera sono andata alla prima lezione di spagnolo. Ho imparato a presentarmi e a salutare. Così la prossima volta che vado in Spagna saprò dire le frasi giuste senza inventarmi improbabili vocaboli. E poi è una specie di terapia per tutte le volte che ho sentito parlare Victor in spagnolo.
Mia madre ha detto. - forse il nuovo lavoro è la migliore terapia.
- terapia per cosa?
- per te.
Io. Omnicomprensiva di tutti i miei aspetti. Il problema sono io e basta, completamente . Tutta io da disfare e rimontare a piacimento di comportamenti e regole che non sopporto.
Chissà cosa dirà lo strizza quando gli dirò che ci restano solo due appuntamenti. Se sono grave mi mette il sabato mattina. Un volta l'ho sentito parlare con la sua assistente e lei ha detto: -il signor x non può più venire il mercoledì.
E lui ha risposto: - mettilo tra quelli gravi del sabato mattina.
Forse perchè di sabato la gente impazzisce di più, perchè sarà come nelle feste. Il weekened se sei matto non hai un cazzo da fare e pensi di più.
Non vi soffermate sul fatto che oggi è sabato mattina.

giovedì 25 ottobre 2007

l'aria che tira tra me e i miei ricordi


Questo tempo sabbatico prima di una partenza
questo tempo rubato al tempo

questo tempo non mio nè di altri

il tempo della valigia e del ritardo

questo lusso sospeso

questo margine ricco

quando audace e irresponsabile
posso
quello che neanche gli anni mi concedono
dove accorrono i pensieri più negletti
e sono accolti,
e tra un pigiama
e una camicia
s'insidia
maestoso ma arrendevole il possibile,
dove potrei persino telefonarti e dichiararmi folle d'amore,
questo unico tempo vero

involontario che ci è dato per grazia di partenze
questo
non è nient'altro che preghiera.

Patrizia Cavalli


E intanto stasera me ne vado al festival della creatività , a ballare via tutti i miei mali al djset gratuito di Andy Fletcher, alla gran faccia di chi la mena che le cose succedono solo a Bologna.

sabato 20 ottobre 2007

Mi piace lavorare

Riemergo dopo una serie di giorni di tumulazione continuata in teatro: sono stata infatti reclutata quale direttrice di scena per uno spettacolo a mio dire assolutamente indecente , con un testo terribile e degli attori validi ma assolutamente poco convinti del testo. Una di loro , peraltro, sta lavorando con Spike Lee nelle colline senesi; colgo per sottolineare che secondo me Spike Lee inizia a essere un po' troppo in mezzo ai coglioni, qui in Toscana, sempre con rispetto [a Chloe] parlando.
Sono stati giorni bellissimi dal punto di vista climatico, anche se li vivevo solo nella pausa pranzo e nei momenti in cui c'era da far qualcosa di pratico all'aperto [vedi alla voce "Laureeeeeen, c'è da scenografare il tavolino, vai a comprare lo spray blu e passacelo due volte"], anche come temperature, e quando stamattina sono uscita col cane l'aria era rarefatta e tagliente, e ho sorriso, perchè sento che finalmente arriverà quell'inverno gelido tanto agognato lo scorso anno, e forse mi troverà pronta.
L'altra sera a cena osservavo questi teatranti gaudenti, che alle volte sembrano fare spettacoli solo per potersi fare le goduriosissime cene notturne, in cui si ride, si coniano ottavine e tutto è sempre un gioco, tutto è sempre teatro, pochi attori smettono di essere attori , una volta scesi dal palco. Poi , sotto la categoria attori, inteso sempre come attori di teatro [perchè sennò la cosa è troppo vasta] si possono individuare diverse specie:ad esempio stavolta lavoravo con un guitto, un'attrice di scuola-di-teatro, un excabarettista reinventatosi teatrante e un Attore, di quelli con la A maiuscola. Tutto sommato, è gavetta, tutto sommato, è esperienza, ed è bello sentirsi telefonare dal Guitto che ti dice che vuole tirar su una performance con l'Attore e che se trovassero i finanziamenti, insomma, beh, vorrebbero proprio te lì dietro.
Se trovano i finanziamenti, appunto, visto che stavolta non si è vista una lira, e non ho potuto obiettare nulla al riguardo perchè il mio nome l'ha fatto proprio l'ETI, tramite il teatro più importante di Firenze. Noblesse oblige.
Sono le sòle della gavetta, bisogna essere pronti a fronteggiarle.
Stamattina, come ogni domenica, sono andata a bermi il cappuccino al bar, mi piacciono queste abitudini provinciali, anzi questi rituali , perchè uscire di casa col freddo che ti taglia la faccia [delizioso freddo] , pensando alle labbra che si appoggiano alla tazzina, e scegliere lo zucchero di canna, e non ciucciare il cucchiaino dopo aver mescolato, per me ha il sapore di un piccolo e sacro rito, ed è per queste insulse cose spesso, che mi alzo meglio dal letto. Non solo per il cappuccio domenicale,intendiamoci, magari anche per l'incontro con qualcuno che non vedo da molto, coi silenzi, le pause le risate, i gesti che so che farò e vedrò nell'altro, per tutte le piccole cose che Philippe Delerm ha chiamato "piccoli piaceri della vita" in quel suo libello delizioso quanto immancabile in qualsiasi biblioteca personale.
Mentre mi facevo venire i baffi con la schiuma di latte, guardavo i camerieri scherzare fra di loro, senza smettere di coordinare il lavoro, darsi le comande e sorridere ai clienti, per quanto sia domenica mattina, e se ne starebbero volentieri pure loro dall'altro lato del bancone senza sbattersi troppo, per quanto alle volte i clienti sappiano essere simpatici come una spinta all'improvviso. Allora mi è venuto in mente quando lavoravo al baracchino di souvenir in Santa Croce, rifilando paccottiglie agli ammmerDigani, quando lavoravo al bar sul molo a La Spezia e servivo le signore bene e magari un istante dopo i marinai ubriachi, quando telefonavo alle redazioni dei giornali e davo [ordini del capo] del tu a tutti e dovevo convincerli che avevano bisogno dell'articolo che il mio ufficio stampa rilasciava, quando in edicola sopportavo le vecchiette che mi tenevano ore in vetrina a scegliere il numero di Mani di fata che gli serviva per fare il grembiulino al/alla nipote, ogni volta insomma che iniziavo qualcosa di nuovo che prevedeva contatto con la gente. Ci pensavo, e mentre ripassavo i lavori che ho fatto da dieci anni a questa parte, gli angoli della bocca si sollevavano in su, senza quasi me ne accorgessi.
Potessi, farei mille lavori. In realtà potrei, volendo. Sono dell'opinione che si possa tutto, volendolo. Ma prevede un dispendio temporale enorme. Insomma, non potrei fare la sarta per un solo anno, non imparerei abbastanza per fare le cose sufficientemente bene da poter vivere con i miei guadagni. Stesso vale per gli altri mestieri. E io credo di sapere dove voglio lavorare, non posso buttare anni in giro solo perchè mi piacerebbe provare tutto.
Che so, la panettiera. La camionista, in fondo mi piace guidare. La cuoca, anche se sono negata.
Saper fare, ecco. Mi piacerebbe tanto saper fare, saper fare tante cose diverse. Mi piace fare.
Credo sia per questo che mi piace lavorare.
I giorni in cui non lavoro sto peggio, mi sento socialmente poco utile, e fatico a comprendere chi non lavora e magari manco studia in maniera seria, e passa le sue giornate nella nullafacenza. Che, beninteso, io trovo straordinaria et dolcissima, ma a rendermela tale è proprio il fatto che lavoro, e godo il mio tempo libero assaporandolo, non ciondolandomici dentro.
Tutto questo per dire?
Ah sì, che sto lavorando sempre meno, in libreria.
Non vado granchè a genio alla direttora, ed è reciproco.
Di recente ha osteggiato il mio passaggio dalla cassa al reparto cd, passaggio caldeggiato e propostole dal responsabile del settore, ma quella merda travestita da capetto d'azienda ha imposto il suo veto. Aggiungiamoci appunto che lavoro tipo due sere la settimana più la domenica, ed ecco che Lauren non si sente granchè contenta delle sue giornate.
"Tu non fai niente per piacerle" mi ha sgridato il vicedirettore. Tragicamente vero.
Credo che anche in futuro non farò un accidenti di niente, per piacerle.
"Potresti usare questo tempo per studiare, e finire sto dams, invece di lamentarti. "
E' esattamente quel che ho in mente, maledetti grilli parlanti tutti. Da martedì, giro di ricevimenti dai professori, sperando di non conoscere un'altra tizia lesbica di Palermo come quella mignatta della settimana scorsa, quando sono andata dalla tutor a chiedere consiglio e conforto per la mia devastantemente rallentata carriera universitaria.
E poi c'è una cosa grande che bolle in pentola. Ma siamo scaramantici, noi teatranti - essì, alla fine è proprio questo, quel che voglio fare , nella vita e che mi trattiene dal fare quasiasi cosa d'altro - e ne parlerò a tempo debito, magari al mio rientro da Parigi.
Non avevo detto che andavo da Bertrand?
Oh, che sbadata.
Ne parlerò al mio ritorno.
Intanto, beccatevi la stupefacente immagine che esce fuori da google immagini se cercate carriera universitaria:
geniale.

mercoledì 17 ottobre 2007

EDUCAZIONE SENTIMENTALE

Nonostante mi renda conto della sua totale assenza di capacità di provare un qualsiasi sentimento di partecipazione alla mia vita, ora, mi rendo conto che la nostra situazione potrebbe solo peggiorare. Nelle nostre ultime cene insieme, Clay, rivolgeva uno sguardo vuoto alla sua vita e a ciò che lo circondava. Oggi, potendolo fare solo per telefono quell'intonazione che assume mentre dice in maniera assertiva: andrà meglio, ha la stessa sensazione di quello sguardo. In realtà, sono felice che quella sensazione non sia più per la sua vita, perchè è meglio essere concentrati su se stessi che odiarsi. Oggi, Clay, mi ha descritto la sua giornata, mentre da lontano, voci intervenivano nella nostra discussione. Ormai sembra chiaro a tutti che siamo in una situazione squilibrata, in cui qualcuno si lamenta e qualcuno ascolta, una situazione anomala, senza futuro. Considerando il nostro passato si ha la sensazione che questa condizione sia stata in qualche modo inevitabile. Che ormai, adulti senza volerlo, non potessimo altro che dirigerci in una strada come questa. Infine non mi sento di essere triste o di provare un qualche sentimento diverso da ciò che sento ora, sapendo con assoluta tranquillità, che non solo è stato tanto ciò che abbiamo avuto, ma che vivere ricercando un passato ormai per definizione trascorso e concluso è quanto mai di più inutile si possa fare.

Detto ciò progetto conclusioni migliori per la mia vita. E' chiaro che resta addosso una qualche immotivata speranza che la nostra relazione non possa far altro che migliorare. Che si possa, non solo tornare indietro ma migliorare il passato, costruendo sentimenti nuovi e ben più complessi. Ma la speranza, la buona prospettiva, si scontra con l'inevitabile conclusione di un rapporto che si trascina in una lunga scia. Allora si arriva a sperare che ci sia uno stacco, un evento drammatico, come uno schiaffo su un viso impreparato. Perchè brucia la pelle nel momento del contatto ma poi ritorna ad essere serena come prima. E' la continuità della mano, che in un gesto, per una sola volta inaspettato, regala al viso un dolore continuo e per questo inutile assuefazione.

sabato 13 ottobre 2007

SAI CHE NON MI INTERESSA?

E' tornata la mia amica dalla Turchia.
Quella che prima era tornata dall'Irlanda.
La modalità resta sempre la stessa.
Si fa un aperitivo tutti insieme che oddio come mi dispiace che parti per quattro mesi, poi lei parte e quando torna si fa un altro aperitivo che oddio come sono contenta che sei tornata dopo quattro mesi.
La mia amica, quanto di più vicino ho che si avvicina ad un'amica femmina d'infanzia, è di una banalità imbarazzante ma io le voglio bene lo stesso. Forse di più perchè non tenta mai di nasconderlo che è banale nel midollo, anche se a volte credo non se ne renda conto e allora sono triste per lei.
L'aperitivo, settimana scorsa, è stato come sempre.
Snocciolamento (analogia) vario di luoghi comuni e pregiudizi sul posto in cui è andata a lavorare per quattro mesi. Perchè certo in Turchia parlano tutti una lingua che nemmeno se stai lì da una vita la capisci e gli uomini sono tutti maschilisti.
Mi ha chiamato per chiedermi di andare in un posto, per passare una serata in compagnia, tutti insieme. I tutti sarebbero lei, il suo ragazzo, banalmente più banale di lei e alcuni amici del suo ragazzo. Gente che spreca ore a decidere dove andare perchè boh magari non fanno la selezione all'entrata.
Così ho detto: - no guarda mi è venuta la febbre, proprio di venerdì sera, tu pensa che sfiga.
Un pò mi sono pentita di essere rimasta in casa, visto che sono tendente al depresso senza prospettive future e un tempo mi sarei adattata meglio ma proprio non ce la facevo.
Non lo so se preferire una serata da sola sia stato conveniente per me ora, piuttosto che uscire con lei. Però forse mi sarei sentita peggio una volta tornata a casa.
Sono giorni che penso brutte cose di me e della mia vita futura, che mi vedo vivere in mille posti che non sono mai quello in cui mi trovo ora. Ma credo sia una storia più vecchia di me e del mondo che conosciamo e non credo valga la pena soffermarsi tanto.
Non riesco a capire perchè questo rapporto con lei non vada da tanto, come lei non si sforzi minimamente di capire una piccola parte di me. Anche solo per non mandarmi un messaggio per chiedermi di andare a vedere un nuovo negozio di scarpe. Perchè a me delle scarpe non mi frega proprio nulla e se non l'hai capito, allora forse sono banale io che non riesco nemmeno a spiegare me stessa.
Nel giro di una settimana mi sono trovata di fronte a due sguardi vuoti, il suo che mentre parlo di me dice una cosa tipo: - Istanbul comunque è una bellissima città. E quello del ragazzo che vive a Tokyo sull'altro lato della strada che sempre mentre parlo di me dice una cosa tipo: - perchè mi dici queste cose? Fai attenzione che io non sono mica tuo amico.
Il tutto negli unici due momenti in cui cerco di mettere a parte il mondo che mi circonda di parte di me e delle cose che provo.
Due volte su due non è male, provarci due volte e vedersi lo stesso sguardo di disinteresse due volte non è veramente male.
Per il resto con Lauren siamo arrivate al massimo dell'ipercomunicatività. Al telefono mentre guardiamo la tv e stiamo in silenzio perchè siamo concentrate su ciò che vediamo e poi commentiamo. Ma io non riesco a tenere la tv sullo stesso canale per più di cinque minuti e quindi si finisce a commentare cose diverse.
La mia amica è sintonizzata su un canale diverso dal mio e commenta un programma che io non vedo, mi inserisce in una vita che non voglio nemmeno vedere rappresentata. Spegnere la tv proprio ora non sarebbe male.

Nota finale: ho progettato di controllare i miei sogni, perchè sono veramente stanca di sognarmi sempre nello stesso posto. E invece che sognarmi sull'isola di Lost con il dottorino pastore che mi piace tanto, mi sono di nuovo sognata a New York City mentre cammino. Da sola chiaro. Non posso nemmeno avere un bell'attore famoso accanto nemmeno durante i sogni. Mi devo proprio dare una calmata.

mercoledì 10 ottobre 2007

Another chance with love

- Hello.
- Hello.
- D'you need help?
- Who doesn't?
- Is that your heart?
- Yeah.
- Big.
- It's small now.
- Small?
- It was bigger before.
- Scary.
- Yeah, that's my problem.
- D'you wanna get a cup of coffee?
- Yeah?
- Yeah.
- Now?
- Yeah. Now.
- Ok.
- Ok.




questa canzone e questo video per mille motivi.
lascerò decantare il tutto ancora per qualche giorno, poi vi dirò di Bertrand, di come mi sento, di cosa vorrei.
se non vi interessa, beh il web è grande.
Intanto, godetevi il video, e la canzone, che è stupenda.

sabato 6 ottobre 2007

Parigi, 21 luglio, ore 17,00 circa

Fare la fila ai musei è noioso.
Fare la fila in generale, per la verità.
Il problema primario quindi è ammazzare il tempo.
Al Louvre dopotutto siamo state in coda nemmeno due minuti: un parigino che capitasse agli Uffizi senza prenotazione potrebbe avere due tre ore da ammazzare, altro che storie.
Chloe è stanca, io pure , ma è la seconda volta che veniamo fin qui per vedere sto museo, quindi persistiamo.
Il cassiere ha due occhi enormi e bellissimi, immagino che potrò fissarlo per un po' con quello sguardo da sotto in su che impone attenzione più di quanta non te ne dia, quello da occasioni speciali, da faccia tosta.
Tutto sommato sì, posso proseguire così, moro, occhi grandi, bocca notevole. E' seduto, ma è sicuramente più alto di me, sennò è malato. Chissene, tanto quando lo rivedo, questo ? Fissa, fissa, Lauren, che ti frega.
"Che stai facendo?" - Chloe si risveglia dal tipico torpore da fila alla cassa.
"Niente, lo fisso. Mi fissa, lo fisso" - le rispondo continuando a guardarlo, e noto che continua a guardarmi nonostante io stia parlando con Chloe e lui stia staccando biglietti. Nonostante questo, nessuno molla lo sguardo dell'altro.
Il gioco poteva esaurirsi qui. Un sorriso una volta arrivata in cima alla fila e ciao.
Invece , il nostro parigino intraprendente, dopo aver staccato i biglietti , mi allunga un foglio bianco con un numero di telefono, poi dice qualcosa. Immagino, qualcosa tipo "questo è il mio numero", ma io di francese non so un'acca e sono anche vagamente istupidita dalla mossa in sè, per cui entro nel museo contemplando il biglietto, e il primo istinto è riuscire subito e telefonargli, ma deo gratias Chloe è con me e mi riporta alla realtà, per cui visitiamo il museo tranquillamente, per quei 45 minuti liberi che sono rimasti prima della chiusura, e all'uscita ovviamente lui già non c'è più. Le casse chiudono prima, puttana la rana.
Poteva di nuovo finire lì.
Salto i passaggi intermedi perchè è tardi , ho sonno e devo finire di pulire questa casa per averla presentabile domani.
Perchè domani arriva Bertrand.
Il cassiere parigino.
Quello fissato con lo sguardo pesante per il tempo di una fila.
Se ci penso , non mi sembra nemmeno possibile.
Quanto ad Hans, per chi fra i nostri lettori si stesse chiedendo come mi senta al riguardo,
lascio parlare il caro Brezsny, che ne sa una più del diavolo, e fruga persino tra kle tragedie familiari, mentre mi sforna un oroscopo come questo:
Esattissimo. Soffire per cose lontane dalla propria vita. No, non ha senso.
Ce la metterò tutta per "esprimere con forza l'intenzione": finora in effetti, non ho fatto granchè per scrollarmi tutto di dosso, anzi.
A bientot. [con l'accento circonflesso, mi suggerisce la regia. ma io il francese non lo so, è notorio.]

domenica 30 settembre 2007

INIBITORI SELETTIVI DELLA RICAPTAZIONE DELLA SEROTONINA

Sono andata a vedere Espiazione.
In realtà sono due settimane che vado costantemente al cinema. Sono andata a vedere film che oscillano tra il meglio e il peggio della stagione.
Allora il film è bello, non è il gran pippone romantico che ci vogliono far credere che sia.
Sono andata in un cinema a Milano in Largo Augusto in cui c'è una sala sola ed è pieno di vecchi. Di vecchi nel senso fisico del termine ma non solo, perchè ovunque c'è quell'odore di vecchio che ristagna e che ti fa sembrare terribilmente giovane.
Sulle poltrone, sulle scale, nel corridoio, ovunque.
C'è una scena nel film, che non racconterò e per il quale non esprimerò giudizi, che è un lungo piano sequenza ad altezza uomo, segue un lungo sguardo sul terrore, sull'atrocità rappresentata della guerra, sulla speranza e sulla paura.
L'inquadratura è talmente lunga e bella che viene da chiedersi quando finirà.
Il cuore mi si è letteralmente allargato e credo di averlo sentito dentro, di aver sgranato gli occhi implorando che non finisse mai, quella ripresa sulla spiaggia.
E poi quando è finita, quando lui si è girato e si è lasciato tutto alle spalle ho sospirato, ho guardato la mia amica e insieme abbiamo detto: che bello.
E poi ho pensato che lo stavamo dicendo davanti a immagini che rappresentevano una delle cose più terribili al mondo, ma il pensiero mi ha sfiorato per poco.
Uscendo per strada, come mi succede ogni volta che guardo un film, non avevo voglia di parlare.
La condivisione, di qualsiasi aspetto della mia vita, mi riesce difficile in momenti come questo. Pervasa ancora dalle sensazioni del film che ho visto, che si tratti di un capolavoro o del film di topolino (che io ho sempre detestato).
Allora mi sono ricordata che poche cose come andare al cinema mi rendono realmente felice e che probabilmente lo sapevo fin da piccola.
Da piccola avevo una passione viscerale per due film:
- i dieci comandamenti di Cecil B. DeMille
- il gigante di George Stevens
Il primo lo avevo registrato alla tv in due cassette, il secondo invece lo avevano regalato a mio padre.
Dei dieci comandamenti mi piaceva di più la seconda parte, quando arrivava il castigo di dio, le piaghe, la morte, la fuga dall'oppressore e la vendetta.
C'era una scena in cui l'acqua si colorava di sangue e io adoravo quel momento, ne rimanevo stupita ogni volta.
Che cosa mi piacesse così profondamente del gigante non l'ho mai capito bene. Credo più di tutto la parte iniziale perchè Elizabeth Taylor ispirava una tale serenità che mi rendeva tranquilla.
Per il resto poi non vedo quei film, soprattutto i dieci comandamenti da un sacco di tempo. Ho perso quelle cassette nei traslochi della mia famiglia, nell'interesse per altri film e nella fortuna di non essermi fermata solo a quei due.
In tutti i ragazzi che ho frequentato nella mia vita, amici e non solo, la prova cinema l'hanno superata solo in due.
Entrambi vivono a Londra.
Uno non fa parte della mia vita da un sacco di tempo, l'altro ne ha fatto parte talmente tanto che ha deciso di prendersi una pausa.
Dice che guardare i film in inglese è un altro mondo, dice che il nostro film preferito, che è francese, non è adatto a nessuna delle nazioni in cui viviamo.
Dice che dovremmo imparare il francese, correre su una strada, girare quando tutti hanno smesso di seguirci, arrivare al mare e aspettare che la telecamera si sposti sul nostro sguardo.


"Camminando sotto la pioggia si chiese per l'ennesima volta perchè tutto quel grigio lo contornava.
Entrando nel cinema chiuse gli occhi profondamente quando sentì la prima nota di quella canzone e stette immobile nella scomoda poltrona a sentire entrare dentro ogni singola nota.
Le immagini scorrevano veloci sul viso pallido di chi non ha più niente da dire, di chi lascia che siano gli altri a parlare per lui.
Al quinto minuto si alzò e sentendosi diverso mise un piede dietro l'altro per uscire dal cinema, per tornare nella strada grigia di chi non ha più bisogno di avere un volto.
La giacca nera zuppa di pioggia, le mani umide ancorate all'asta dell'ombrello, unico riparo possibile da un mondo che non sembrava più giusto.
- Non posso essere altro che me stesso.
Sentenziò a bassa voce mentre un piede entrava nell'acqua depositata sull'asfalto da un cielo troppo pieno per restare ancora tutto in alto.
Così scostò l'ombrello dal volto e alzando gli occhi in un lento movimento della testa diresse la sua espressione al cielo.
Mentre la pioggia bagnava il viso, gli occhi si chiudevano e il corpo si rilassava in un abbraccio che sapeva solo di consolazione. Con quello che lo circondava, con ciò che aveva sempre odiato.
- Oggi piove e io vorrei scivolare con quest’acqua, scivolare in un tombino per poi non riemergere mai più.
Consapevole di non poter scivolare su quell'asflalto ma di dover restare immobile su una strada porosa che ghiaccia d'inverno e si sciogle d'estate."

giovedì 27 settembre 2007

Sisters

Parassita. Non hai trovato il tuo posto nel mondo e chissà se mai lo farai. Non dai valore alle cose, vero Lauren? Beh, ci si chiede a cosa tu dia valore, a questo punto. Usi la mia macchina in maniera non consona, ci ha messo il tuo cane di merda che io neanche volevo, usi il mio telepass quando vai al mare, ti sei spostata in camera mia che anche se vivo col mio uomo resta camera mia. Tu passi sopra le persone Lauren, tu sei un caterpillar. Vivi col mio metro di misura, pensando che siccome tua sorella - che sarei io - si è laureata a 29 anni, allora puoi prendertela comoda, pensando che siccome io avevo una macchina fin dai 18 anni tu puoi usare la mia come fosse tua, pensando che ti spetti tutto quello che è spettato a me, ma noi siamo due persone diverse.

Oh se lo puoi dire, sorella. Quanto e come siamo diverse.
E quanto mi fa piacere non somigliarti. L'errore di mia sorella è questo: curare la sostanza e non la forma, finendo col fottersi su entrambi i fronti; potrebbe avere ragione e invece ha sempre torto.
Quanto estrapolato qua sopra dalla conversazione telefonica avuta poc'anzi è da attribuirsi alla mia impertinente richiesta di spostamento del suo pannello delle foto da quella che è attualmente la mia camera :
"domani inizierò a pulir casa da cima a fondo e poi levo le tue foto"
"le mie foto?"
"eh, dal muro. ci metto le mie, alla fine ora in quella stanza ci sto io."
Apriti cielo, è stata un'offesa mortale degna del peggiore dei caterpillar farle notare che forse dal momento in cui vive in un'altra casa, potrebbe portarcisi pure tutte le sue carabattole.
Il punto è che quel sant'uomo del suo compagno non saprebbe -anche volendo- dove cacciarsele, per cui rimangono dove sono, e in fondo ancora non dan fastidio a nessuno, in effetti. Volevo solo poter togliere le cose che non c'entrano nulla con me dalla camera dove dormo e dove passo buona parte del poco tempo che spendo in casa.
Volevo che all'arrivo di Bertrand [sì mie care, è il nome da blog del portoghese/parigino atteso a breve in quel di Firenze] , la mia stanza somigliasse alla stanza che vorrei, che somigliasse un po' a me . Poi sappiamo tutti che questa casa dovremo lasciarla entro un anno esatto, e nessuno ci bada più di tanto, sfortunatamente, per cui è sempre un costante casino, in quasi tutte le stanze. Ma allora appunto: che male c'è a dirti di togliere foto che non vedi mai , dal momento che sono in una casa in cui non vieni -quasi- mai?
Il punto è che tutto , se preso in analisi nel particolare, andrebbe discusso per ore, e se si andasse a fondo si potrebbe scoprire che talvolta ha persino ragione. In realtà il problema è generale, è ampio e diffuso, e non mi vergogno ad ammettere che mi crea problemi di nervi, che quando alza la voce io inizio a chiudere le porte della testa e mi annicchio nell'angolo davanti a questa serie di porte chiuse, e sto zitta, e mi si spezza il fiato e mi viene voglia di gridarle che non è colpa mia se siamo sorelle, che mi è toccata in sorte e non l'avrei scelta, se fosse dipeso da me.
Poi mi ricordo quella frase di Carver che dice che le parole sono tutto quello che abbiamo, e perciò dobbiamo sceglierle bene, e mi mordo la lingua mentre ascolto quelle - scelte nella sua cattiveria una a una con dovizia, per andare dove sa che fa male- che mi vengono vomitate in faccia.
Allenamento, è tutto allenamento, se sai sopportare una scenata di mia sorella, sei pronto a quasi tutto, perchè non ti risparmia nulla, nè commenti su cose di cui non sa nulla nè sulle confidenze che puoi averle realmente fatto quando ti sembra una sorella normale, sorridente e amica come quelle di tutti gli altri. Puoi star tranquillo che se le ho detto qualcosa, mi si ritorcerà contro. Una confidenza di qualsivoglia natura. Ho scritto se LE ho non a caso, mia sorella è un mostro solo con me.
Col resto del mondo riesce talvolta ad essere persino simpatica, e ammetto che riscuota un discreto successo sociale, ecco. E' proprio che non mi soffre. Non ci possiamo fare altro.
In tutto questo io ho altri 3 fratelli , un maschio e due femmine, residenti rispettivamente a Empoli , a Viterbo, e a Roma, ci vedete nella foto di gruppo a destra, quello peloso ed enorme è mio fratello, io sono quella all'estrema sinistra dell'immagine. Inutile dire che non si può chiedere loro aiuto, dal momento in cui la mia zelante sorella si è fatta carica di dir loro tutto quel che può pensare di cattivo su di loro nel momento esatto in cui lo ha pensato, ottenendone di non vedere i suoi nipoti credo ormai sino alla maggiore età, prossima per alcuni e alquanto remota per altri.
Io credo che dovrei mettere molti chilometri tra me e la mia famiglia.E se mai crescerete un figlio con il senso di responsabilità verso la famiglia come i miei han fatto con me [che è quello che mi impedisce di mandarli tutti a fare in culo], spero sinceramente che il pargolo in questione si rivolti e decida di confinarvi in un ospizio, chè non meritereste altro, credetemi.

Passato lo sfogo, dimostrato di non saper scrivere solo di disgrazie sentimentali, ecco qualche
aggiornamento dell'ultim'ora:
- resto alla mia facoltà di merda sotto lettere e filosofia, per mille motivi
- Hans dopo avermi baciata modello "thosempreamata" è riscomparso dalla mia vita sotto ogni forma possibile, creandomi non pochi problemi e non poca sofferenza
- è finalmente arrivato l'autunno, voglia di vino risate e fare l'amore tutto il pomeriggio
- Feuerbach da segni di shock post vacanziero, ci sono giorni in cui arriva persino ad inseguire legnetti, e anche se è ben lungi dal riportarli, mi pare pur sempre un segno
- Bertrand, Bertrand, Bertrand, immagino di dover concentrare i miei pensieri verso il giorno del suo arrivo.

a presto.
spero.

martedì 25 settembre 2007

STIAMO SCOMPARENDO?

sottotitolo: non si deve solo scrivere delle nostre disgrazie sentimentali


voci del popolo: smetti di frantumarci


Ho finito questo libro prestatomi o regalatomi ( non mi ricordo i termini dell’accordo) da Lauren e mi sono identificata in parte con il protagonista.
Visto che qui siamo più o meno personaggi letterari dovrei smettere di essere la bella Chloe (della quale esistono pochissime foto che possano titolarsi “da vestita”) e diventare un ragazzino diciottenne in crisi esistenziale (termine abusato negli anni ’90 e fuori moda nei 2000).
Perché insomma voi siete Jamie e Lauren e io sono Chloe che finisce sbudellata e che a me è sempre sembrata un po’ fastidiosa.
Il personaggio di questo libro si definisce disturbato, va dall’analista senza trovare risposte, vive una specie di conflitto che diventa indifferenza con la madre e la sorella. Non ho sorelle ma con l’unico sangue misto uguale al mio che ho vicino funziona uguale.
“Ignorala”, diceva mia madre quando litigavamo da piccoli e io finivo per stare in silenzio per buona pace di tutti.
Lo strizza tira fuori il peggio di questo ragazzino, lo innervosisce e lo spinge oltre i limiti, oltre i comportamenti normali che terrebbe con qualunque individuo, giusto per educazione.
Così se il mio strizza si beve il secondo caffè, capisco che è tempo di smettere di fare la stronza con lui e almeno provo a parlarci civilmente, giusto per portare a termine quell’ora che siamo in qualche modo costretti a passare insieme.
Perché poi, come me, questo tizio da libro, gesù, uno che nemmeno esiste, ha sempre voglia di stare da solo e la maggior parte del tempo ritiene gli altri inadeguati al suo metro circostante.
Insufficienti per fargli cambiare idea, per considerare possibile un cambio di prospettiva alla propria vita, alla propria impronta, al proprio modo di stare al mondo.
In tante cose, resta da dire, non siamo uguali, nemmeno ci avviciniamo io e questo tizio inesistente. Parti di una personalità molteplice. Come tutti.
"E’ quando si finsice di considerarsi diversi che comincia il vero casino, che ti accorgi che non sei altro che uguale a tutti gli altri. E lì probabilmente vai in crisi". Dice Clay. Dice che tutti (cioè io) pensano di essere speciali ma in realtà siamo tutti uguali.
Bisogni, necessità, desideri e pene per non averli raggiunti.
Chiedere aiuto e vedersi arrivare un calcio un faccia.
Ma pare che gli amici siano anche questo e pare che io non abbia capito molto delle relazioni tra persone.


Vorrei in realtà vivere in un mondo semplice, poco complicato, in cui ti basta dimostrare disagio per essere aiutata, per sentire in qualche modo la mano di un qualsiasi Ralph Malph sulla spalla.
Solo per dire, magari ti capisco ora e magari ti aiuto anche al posto che badare a me e lasciarti lì.
Ma pare che per avere cose così dovrei andare a vivere dentro Happy Days e magari fidanzarmi con Potsie che ho sempre trovato in qualche modo più carino degli altri.
Vi salutano comunque, gli amici inesistenti nella realtà.
Ciao.


Per la sezione "non piangere sul film già visto", sono andata al cinema con mio fratello e mio padre. Che a dirsi sembra triste e a farsi lo è ancora di più visto che siamo andati a vedere i simpson, "ma non c'era niente di meglio" ha asserito mio padre quando è tornato a casa per spiegare la serata a mia madre.
Il momento del pianto però arriva quando, mentre sono in coda per prendere i biglietti, vedo Victor accompagnato dalla sua gentile nuova fidanzata.
Bella, bionda, simpatica e pare pure intelligente.
Lui fa un cenno con la mano per salutarmi e io rispondo e poi in un secondo vedo mio padre che gli si avvicina e che gli stringe la mano e dice: "quando torna tuo padre da Roma digli di chiamarmi che facciamo una cena".
Vedi a uscire con i figli degli amici di famiglia cosa si guadagna.
A rileggere, la scena sembra più triste della realtà ma è solo perchè a raccontarla se ne esagerano gli aspetti negativi.
Per il resto, mio padre, per mancanza di coraggio o interesse, non ha detto alcuna parola sull'accaduto.
Non so se ringraziarlo o fargli capire che in qualche modo sono viva pure io.

Per finire ultimamente ascolto con insistenza queste due canzoni.